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Storia di Prato

Storia della tradizione tessile a Prato

XIII secolo

Il territorio pratese è costituito dalla valle del fiume Bisenzio e dal cono di deiezione fluviale al suo sbocco. Il fiume, razionalmente utilizzato fin dall'alto medioevo per mezzo delle gore (circa 50 Km di canali) e di una complessa struttura di distribuzione delle acque (il Cavalciotto), per la sua particolare pendenza naturale permise l'installazione di un ampio sistema di mulini. Attorno alle gore si sviluppò l'industria medievale tessile e molitoria e, successivamente, la produzione della lana. I lanaioli pratesi si specializzarono sempre più e si dedicarono all'Arte di Calimala, ovvero un ciclo di lavorazione per rendere i panni più morbidi e belli.

XIV secolo

I lanaioli pratesi, riuniti nella Corporazione dell'Arte della Lana, regolarono la fabbricazione e il commercio dei panni con degli Statuti, aggiornati nel tempo.
Francesco di Marco Datini (1335-1410) dette un grande impulso commerciale all'attività tessile della città. Attraverso la rete dei suoi fondaci (magazzini) i pannilani raggiunsero vari paesi dell'Europa, mentre a Prato arrivarono, sempre a mezzo della mercatura datiniana, lane pregiate e coloranti.

XV secolo

Per effetto dello sviluppo commerciale avviato dal Datini e della consolidata perizia nella fabbricazione dei tessuti, Prato riuscì a godere di un periodo fiorente e tranquillo.
Le importanti opere d'arte, che vennero commissionate a grandi Maestri (Filippo Lippi, Giuliano da Sangallo, Mino da Fiesole), testimoniano il progresso culturale della città.

XVI secolo

Il Sacco del 1512, consumato dalle milizie spagnole, dette un duro colpo all'economia di Prato.

XVII secolo

Malgrado una certa evoluzione delle tecniche produttive, specialmente della tintura, fu un periodo in cui il lanificio accusò una crisi. Alla metà del secolo riuscì però a riconquistare il suo primato.

XVIII secolo

La politica economica del Granducato di Toscana, retto ora dai Lorena, facilitò l'attività tessile pratese. Venne costituita la Camera di Commercio che sostituì le superate Corporazioni. Alla fine del secolo nacque il primo importante lanificio ad opera di Giovacchino Pacchiani e Vincenzo Mazzoni per la produzione di berretti rossi alla levantina, destinati al mercato del Medio Oriente. A favore del Lanificio, il Granduca stabilì (1788) un premio in denaro sui berretti spediti. Fu il primo provvedimento incentivante l'esportazione a favore dei fabbricanti pratesi.

La presenza sul piccolo territorio di più di cento mulini ad acqua, di una complessa struttura idraulica e di un contesto mercantile imprenditoriale favorirono un particolare background alla città, che nel XIX secolo fece scaturire la risposta alla sfida dello sviluppo industriale.        

XIX secolo

Mentre in Inghilterra iniziò la Rivoluzione Industriale, Giovan Battista Mazzoni, studioso e tecnico meccanico di grande valore, perfezionò le macchine di filatura e ne progettò di nuove per il cardato. Grazie anche alla sua opera, tra il 1850-60 venne già utilizzato il procedimento di rigenerazione dei ritagli di tessuti di sartoria, delle maglie e di indumenti usati (gli stracci). Questo materiale che proveniva da varie parti del mondo, veniva selezionato con cura e trasformato meccanicamente nella cosiddetta lana rigenerata che consentiva di produrre, anche miscelata con lana vergine, tessuti cardati di ogni tipo a prezzi competitivi. Questi prodotti conquistarono i mercati mondiali e l'attività tessile pratese progredì in modo deciso e costante.

XX secolo

Nel ‘900 l’industria del cardato crebbe sia sul mercato interno che internazionale.

Nel 1912 fu costituita l’Unione degli industriali pratesi, con l’adesione immediata di 109 imprenditori, per coordinare l’aspetto organizzativo (commerciale e sindacale), contestualmente alla vita delle aziende del territorio.

Tra il 1929 e 1933 l’attività tessile subì una crisi mondiale, oltre che la politica autarchica fascista. Prato mantenne però la sua posizione consolidata sul mercato, tanto che furono sperimentate con successo nuove fibre artificiali.

Nel periodo bellico tra il 1941 e il 1944, a causa dei danni sostenuti con i bombardamenti, l’industria tessile di Prato subì un duro colpo, seguito però da un periodo assai florido, dopo la Liberazione. Questo avvenne a causa dell’alta richiesta di prodotti d’abbigliamento e non solo, che superò di gran lunga il prodotto fabbricato.

Negli anni del Dopoguerra si verificò inoltre una forte immigrazione dal Sud Italia, dovuta al boom economico del distretto pratese, durante il quale (fino agli anni ’80) gli addetti tessili incrementarono da 22.000 a 60.000 circa.

Dagli anni ’60 in poi si assistette ad un sostanziale rinnovamento dei macchinari e delle tecnologie, l'impiego di materie prime rigenerate si indirizzò su materiali qualitativamente superiori, provenienti dal recupero di ritagli nuovi di confezionatura.

Parallelamente nel Distretto Tessile Pratese si verificò una consistente diversificazione produttiva verso articoli di alta qualità, che prevedevano l'impiego di fibre pregiate (lane vergini, cachemire, seta, lino, cotone, viscosa, microfibre ecc.).

Anche nel campo della maglieria, Prato ha conquistato una posizione leader a livello mondiale, da diversi anni infatti i prodotti tessili pratesi vengono scelti dai grandi stilisti del "Made in Italy".

Approfondimenti

Fabbricone negli anni '50
Fotografia del Fabbricone negli anni '50.
Manifattura tessile pratese
Tipica tessitura pratese in evidenza i 'subbi' tipici attrezzi del mestiere.
Fabbricone (interno con macchinari tessili)
Macchinari tessili all'interno del Fabbricone.
Fabbrica tra via Battisti e via Bologna (1955)
Fabbrica con telai tra via Battisti e via Bologna (1955)
Macchinario tessile Mazzoni
Macchinario tessile inventato da Giovan Battista Mazzoni.
Magazzino di stracci pratese
Magazzino di stracci pratese

Data ultima revisione dei contenuti della pagina: martedì 25 luglio 2017

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