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Storia di Prato

Storia della città di Prato

Le origini

Le prime testimonianze della presenza e dell’attività dell’uomo a Prato risalgono al Paleolitico, come confermano vari ritrovamenti nella zona di Galceti, ma solo nel periodo etrusco (VII-VI sec. a.C.) queste testimonianze si fanno più consistenti, quando nell’area pratese sono presenti almeno due insediamenti: quello di Artimino (con le tombe del Prato di Rosello e Carmignano) e quello recentemente scoperto di Gonfienti, al confine con Campi Bisenzio. Dagli studi condotti sui resti, sembra che questa zona sia stata un importante centro culturale, snodo di traffici commerciali e di collegamento con la Toscana e le città oltre l’Appennino (Bologna, Marzabotto). Alcuni resti etruschi sono stati inoltre ritrovati nella zona di Pizzidimonte, sotto l’attuale Ospedale di Prato e sotto il Palazzo Vescovile in Piazza Duomo.

Dal II sec. a.C. la civiltà etrusca è sostituita da quella romana, sono rimaste infatti numerose ed evidenti tracce: dalla toponomastica, alla suddivisione dei terreni, alla costituzione della via Cassia da Firenze a Lucca. Con la bonifica della terra palustre nascono numerosi insediamenti rurali sulle colline e nella Val di Bisenzio, anche se di modeste dimensioni.

Con l’invasione dei Longobardi nel VI sec. d.C. inizia a prendere forma, da un borgo romano, il cosiddetto Borgo al Cornio. In quel periodo vengono costruite numerose chiese e pievi.

Il libero Comune 

Nella seconda metà dell'XI sec. si riuniscono a formare la città due nuclei abitativi distinti: l’antico Borgo al Cornio, nei pressi dell'antica pieve di Santo Stefano (l’attuale Piazza Duomo), e il Castello nel feudo di Pratum dei Conti Alberti - una potente famiglia di origine longobarda o franca - che sorgeva poco distante e che evolvendosi ha poi inglobato il Borgo al Cornio, estendendo così il nome a tutto il territorio.
La popolazione pratese, in seguito al declino degli Alberti e alla ribellione al Vescovo di Pistoia, già dal 1100 ha costituito una forma governativa autonoma, il Comune, affidata a Consoli e Podestà eletti in carica per sei mesi. In questo periodo si verifica un forte inurbamento e una grossa espansione economica, che raggiunge il suo culmine nel XIII secolo. Tra le fine del XII e l'inizio del XIII secolo sono costruite in successione due cinte murarie
a difesa del Comune, diventato importante per il commercio della lana. Contemporaneamente Prato è al centro di accanite lotte di fazione tra Guelfi e Ghibellini, vinte dai Guelfi nel 1267.

Intorno al 1240 viene costruito il Castello di Federico II e il Palazzo Comunale alla fine del XIII secolo; sorgono nuove chiese, conventi e monasteri (San Francesco e San Domenico), nel 1317 sono ampliate la pieve di Santo Stefano (la Cattedrale) e la piazza antistante per accogliere un maggior numero di pellegrini in occasione dell’Ostensione della Sacra Cintola.

Viene innalzata una terza cinta muraria dopo la “peste nera” del 1348, sotto il dominio dei Medici; in tale occasione è stato costruito anche il Cassero, perché le truppe fiorentine dall’esterno delle mura potessero raggiungere il Castello dell’Imperatore senza essere viste. Firenze si pone sotto la protezione del Re di Napoli Roberto d’Angiò e nel 1326 invade Prato; nel 1351 la città è venduta a Firenze dalla Regina di Napoli Giovanna I.

La città moderna 

Alla fine del Trecento inizia un periodo di decadimento mercantile che porta alla chiusura di botteghe e logge a piano terra, che sono poi state inglobate nelle abitazioni. La crisi demografica ed economica non ha però ripercussioni sulla vita artistica e culturale della città, infatti le famiglie più abbienti continuano a trasformare le loro abitazioni medievali in palazzi eleganti, con nuove facciate, scaloni e ampie stanze.

Il Comune sfrutta questa situazione allargando le strade e ingrandendo le piazze, oltre all’ampliamento degli edifici religiosi più importanti, come la costruzione della Cappella della Sacra Cintola all’interno del Duomo e il pulpito esterno, ma anche l’importante realizzazione dell’esemplare Basilica di Santa Maria delle Carceri, voluta da Lorenzo de’ Medici.

Prato continua a vivere sotto l’orbita fiorentina, nonostante una discreta libertà e prosperità, finché nel 1470 non avviene una sommossa in concomitanza con la cacciata dei Medici da Firenze. È allora che le truppe spagnole, accorse da nord per restaurare la spodestata Signoria medicea, si fermano a Prato nel 1512 e la saccheggiano devastandola crudelmente. Questo evento è conosciuto come il Sacco di Prato. Firenze a quel punto, spaventata da tanta efferatezza, decide di arrendersi, cosicché solo Prato risulta danneggiata.

La seconda metà del Cinquecento è segnata da un lungo periodo di pace, nel quale l’attività economica di Prato diviene da commerciale ad agricola, la crescita demografica, politica e sociale rallenta, gli interventi architettonici si limitano a trasformazioni di edifici preesistenti o della costruzione di nuovi monasteri (es. monastero di San Vincenzo) e santuari (quello di Santa Maria del Soccorso e altri successivi). Il Granduca Cosimo I de’ Medici incarica di rafforzare con alcuni bastioni le mura della città, su consiglio del prestigioso architetto Buontalenti, a seguito dei drammatici eventi del Sacco.

Nel 1653, con l'istituzione della diocesi, a Prato viene concesso il titolo di Città, mentre sino ad allora era stata chiamata "Terra".
Se nel XVI e XVII sec. Prato vive un periodo di stasi, già nel Settecento, con la politica economica del Granducato di Toscana retto dai Lorena, che facilita l'attività tessile pratese, cominciano a delinearsi i presupposti della città moderna. Vengono soppresse le Corporazioni, ormai superate, e viene costituita la Camera di Commercio.

In architettura sono realizzate due importanti opere: la Biblioteca Roncioniana dalle forme barocchette (1776) e il monumentale Collegio Cicognini, alla cui realizzazione contribuisce anche l’architetto Giuseppe Valentini, importante per aver trasformato l’immagine della città con la costruzione di numerosi edifici dal gusto neoclassico.

La città contemporanea

La città di Prato continua a prosperare anche durante l’appartenenza al napoleonico Regno d’Etruria (1801-7) e alla Restaurazione lorenese del 1814.

Nei primi decenni dell'Ottocento inizia la meccanizzazione dell'industria e nella seconda metà del secolo si sviluppa la tipica attività locale della fabbricazione della lana rigenerata, ricavata dai residui tessili. Questi prodotti conquistano i mercati mondiali ponendo le basi dello sviluppo successivo che ha permesso alla città di conquistare l'attuale leadership nel settore. Assumono notevole importanza anche l’arte tipografica e l’intreccio della paglia.

In architettura vengono costruiti in stile neoclassico il Teatro Metastasio e la chiesetta di San Pier Forelli; nelle arti figurative abbiamo le personalità di Antonio Marini (1788-1861), pittore alla Corte Granducale, aderente allo stile purista ispirato a Perugino e Raffaello, e Alessandro Franchi (1838-1914). Di grande rilevanza è la presenza inoltre dello scultore Lorenzo Bartolini (1777-1850).

Approfondimenti

Ritrovamento archeologico di Gonfienti
Ritrovamento archeologico di Gonfienti.
Castello dell'Imperatore, ingresso principale
Castello dell'Imperatore, ingresso principale da piazza delle Carceri.
Piazza del Comune
Veduta di Piazza del Comune con palazzo Comunale e la statua al centro di Francesco Datini.

Data ultima revisione dei contenuti della pagina: martedì 17 marzo 2020

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