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Musei di Prato e Provincia

Palazzo Comunale: visita delle sale

Atrio e vano scale

L’atrio ha un controsoffitto a padiglione, sul fondo è il vano scale dove è conservato, dal 1981, l'originale in bronzo della seicentesca fontana del Bacchino, eseguita da Ferdinando Tacca tra 1656 e 1665.

 

Sala dei donzelli (o delle Allegorie)

Salite le scale si giunge in questa sala, al primo piano, dove ha inizio la Quadreria Comunale, e dove in origine si trovava l’ormai smantellato Teatro dei Semplici. Il soffitto ligneo a cassettoni è di epoca ottocentesca. Sono esposti: l’Allegoria della Casa delle Muse di Agostino Tassi (Roma 1578-1644), che rappresenta la Scuola di Belle Arti come una grande galleria di quadri, secondo il gusto collezionistico barocco romano; uno stemma in onore del granduca Francesco Stefano di Lorena; tre dipinti provenienti dalla donazione Tintori: un bozzetto con Martirio di San Lorenzo del Settecento, opera di Francesco Conti; Agar e l’angelo nel deserto, dipinto nel XVII secolo da Livio Mehus e un dipinto il cui soggetto è una donna che si specchia, Allegoria della Vanitas, del XVIII secolo, realizzato da Domenico Fedeli.

Abbiamo anche un dipinto con Tre Allegorie delle Virtù: Fede, Temperanza e Prudenza, sulla parete di fronte all’ingresso, opera di Giovanni Maria Butteri del Cinquecento, e uno Scudo circolare in onore di Cosimo I de’ medici ed Eleonora di Toledo, con i sette stemmi delle maggiori istituzioni assistenziali cittadine, opera del fiorentino Zanobi Poggini e datato 1545, anno dell’unificazione dello Spedale cittadino con l’istituzione benefica del Dolce. Una Madonna con Bambino e San Giovannino di Andrea del Sarto e infine uno Stemma di Prato in cartapesta, dello stesso secolo, completano la sala.

 

Sala degli uomini illustri

La sala è ornata da alcuni dipinti, molti dei quali sono ritratti di pratesi illustri dell’Ottocento, tra cui quelli di Gaetano Magnolfi, Pier Cironi, Lorenzo Bartolini, Giuseppe Silvestri, Antonio Marini e Cesare Guasti. Sono esposti anche un busto in gesso di Leopoldo II di Asburgo Lorena, realizzato dalla Scuola Leonardo di Prato nel XX secolo, copia di Lorenzo Bartolini, e un “ritratto ideale” di Santa Caterina de’ Ricci, patrona di Prato, copia di un dipinto di Lorenzo Lippi.

 

Sala della Scuola di Prato

Sono qui presenti tre opere del pittore Guido Dolci (1880-1969) con soggetti paesaggistici: Veduta fluviale della Bardena, 1993, Fosso di Maccione, 1953 e un dipinto della Facciata del Duomo di Prato, 1936.

 

Sala delle battaglie

La sala è composta da due Scene di battaglie del Borgognone (Jacques Courtois, 1621-1676), datate 1683-84, e una Sacra Famiglia con San Giovannino, copia da Andrea del Sarto.
 

Sala delle nature morte

Due nature morte della Scuola napoletana del XVIII secolo danno il nome alla sala, dove sono esposti anche La Piazza dei Signori a Zara di Giulio Petrucci e Paesaggio Toscano di Alfiero Cappellini, entrambi del Novecento. Di ambito religioso abbiamo L’educazione della Vergine di Diacinto Fabbroni, del Settecento, e infine il Capriccio architettonico con rovine classiche e la predica di San Paolo di Ascanio Luciani, di un secolo prima.

 

Sala del Risorgimento 

Un grande bozzetto per la Fratellanza di Prato e Pistoia, del 1848, è qui conservato, opera di Tommaso Palloni. La scena è ambientata in piazza del Comune e alle spalle troneggia Palazzo Pretorio, appaiono ritratti diversi personaggi illustri pratesi e pistoiesi (Francesco di Marco Datini), Pier Cironi e Garibaldi, Cino da Pistoia) e allegorie politiche dell’Italia in catene affiancata da Francia, Inghilterra, Russia e Austria.

Una copia da Claude Lorrain, della Scuola romana del ‘600, di Abramo con tre angeli (1808) e due vedute rurali novecentesche di Gino Brogi concludono la sala.

 

Sala del Gonfalone

 In questo ambiente è collocato un affresco staccato raffigurante la Madonna con Bambino con i patroni, Stefano e Giovanni Battista, del 1320 circa, dal chiaro influsso giottesco.

Per quanto riguarda la ritrattistica neoclassica, ovvero ideale e all’antica, abbiamo il busto marmoreo di Luigi Vestri, attore pratese, eseguito dal celebre Lorenzo Bartolini e i ritratti del Cardinale Antonio Martini e di suo fratello, il primo opera di Giuseppe Piattoli, il secondo di Matteo Bertini. Ci sono inoltre il Ritratto ‘ideale’ dell’ammiraglio Giovanni da Verrazzano di Orazio Fidani del Seicento e un dipinto poco precedente, del 1570, di Maso da San Friano con il Ritratto di Francesco I de’ Medici. Altre due tele nella sala raffigurano rispettivamente Semiramide (1630), opera giovanile del fiorentino Cecco Bravo (appartenente alla donazione Tintori) e Il Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria dell’artista pratese Paolo degli Organi

 

Sala Rossa

Sala dedicata alle artiste pratesi Giulia Marini, Ada ed Ebe Benini. Sono qui collocati ritratti ottocenteschi di artisti e personaggi illustri pratesi, come l’Autoritratto giovanile di Alessandro Ferrarini (1835) e il ritratto della poetessa Ada Benini (1852) di Antonio e Giulia Marini. Il ritratto della stessa Giulia Marini è opera di Adolf von Stürler, mentre quello di Alessandro Ferrarini è opera di Luigi Asioli. È presente anche un bel busto marmoreo con l’effige dell’artista Antonio Marini (1865), realizzato dal pistoiese Pietro Gavazzi.

 

Sala del Sindaco

Realizzata nel 1870, questa sala in origine era destinata a essere la Galleria Comunale, tramite l’unificazione di più ambienti ridotti che già ospitavano la raccolta, progettata da Ottaviano Berti e voluta da Gaetano e Cesare Guasti. La volta presenta affreschi dipinti nell’Ottocento da Pietro Pezzati (allievo di Antonio Marini) con ovali raffiguranti famosi artisti pratesi quali Filippino Lippi, Bartolini e Fra’ Bartolomeo, mentre le grottesche sono opera di Eustachio Turchini. Di Giovanni Maria Butteri (allievo di Allori) è la grande tavola ovale del '500 con lo Stemma del cardinale Ferdinando de’ Medici, dipinta per lo Spedale della Misericordia e Dolce. Dal Collegio Cicognini provengono due tele di Gherardo Honthorst degli inizi del Seicento con San Pietro liberato dal carcere e Cristo di fronte a Caifa. Sono esposti due Capricci barocchi di Alessandro Salucci, con scene di Sacrifici classici con rovine romane. Infine vi sono sculture in bronzo, tra cui due statue equestri e un busto.

 

Salone del Consiglio

Il salone del Consiglio è l’ambiente più rappresentativo dell’intero Palazzo Comunale. Ha il soffitto ligneo a lacunari decorato da maestranze pratesi, come anche l’arredo ligneo eseguito dai fratelli Ronchini, intagliatori e legnaioli della città. Dopo un primo riammodernamento del soffitto nel ‘600, seguì un restauro nel 1870 ad opera di Gaetano Bianchi, un restauratore neo-medievale attivo in Toscana.

Già dal 1594 vennero qui esposti ritratti di Governatori e Benefattori di Prato, tra cui quello del Cardinale Niccolò Albertini da Prato di Tommaso di Piero Trombetto (1510), quello di Francesco di Marco Datini (1588) di Ludovico Buti, oltre a una numerosa serie di ritratti ai vari esponenti della famiglia de’ Medici con opere datate dal 1555 al 1726 - Cosimo I, Francesco, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III e infine Giangastone – e della successiva famiglia Asburgo Lorena del Settecento - Francesco Stefano, Pietro Leopoldo, Ferdinando III, Leopoldo II.

Nel fregio superiore del Salone (affrescato nel 1870 da Pietro Pezzati ed Eustachio Turchini) sono presenti stemmi dipinti di importanti istituzioni assistenziali della città, come quello dell’orfanotrofio Magnolfi (con la fiamma) e quello del Collegio Cicognini (con la cicogna), ma anche gli stemmi di famiglie che nell’Ottocento hanno disposto numerosi lasciti al comune (Meucci, Lazzerini, Bartolini e altre).

Nel salone sono inoltre conservati due interessanti affreschi, opera di Pietro di Miniato, uno degli artisti più riconosciuti in ambito pratese fra ‘300-‘400. Il primo, sulla sinistra, raffigura la Madonna tra i due Santi Patroni (Santo Stefano e San Giovanni Battista) del 1415, a sinistra invece abbiamo l’Allegoria della Iustitia Militante, 1416. Un fregio affrescato racchiude l’immagine della Giustizia, composto dalle insegne del Popolo e del Comune di Firenze, oltre a sei tondi con le Virtù raffigurate da Arrigo di Niccolò, rappresentate con i simboli dei quartieri della città di Prato (leone, orso, drago, cavaliere).

 

Ex Cappella del Palazzo

In questo ambiente è esposto un affresco staccato con la Visitazione, del 1529 circa, attribuito al pittore pratese Tommaso di Piero Trombetto. Troviamo anche una tela con Santa Caterina de’ Ricci che appare a San Filippo Neri (1847) di Antonio Marini.

 

Galleria della scuola pratese dell’Ottocento e Novecento

Lo stretto corridoio, che congiunge l’ala storica a quella più moderna, ospita dipinti e sculture otto-novecentesche tra cui ritratti e autoritratti d’artista. Abbiamo una copia ottocentesca dell’Autoritratto di G. Paolo Rubens, una tela dell’Adorazione dei Magi del ‘700 di un seguace di Pier Dandini, un affresco staccato con la Visitazione di Tommaso di Piero Trombetto (1529 circa), un ritratto di Santa Caterina d’Alessandria (XVII secolo) e uno di Santa Caterina de’ Ricci che appare a San Filippo Neri (1656) di Antonio Marini. Tra i ritratti dell’Ottocento sono presenti: Autoritratto di Luigi Mussini, due ritratti realizzati da Alessandro Franchi (Gerolamo Caponi e Guendalina Puggelli nei Caponi), un Ritratto del giovane Luigi Vai con l’ordine di Malta di Alessandro Ferrarini e un Ritratto di Vittorio Emanuele III Savoia in uniforme.

Del Novecento sono delle teste e dei busti in bronzo e terracotta, realizzati da Leonetto Tintori, Sergio Fiaschi, Oscar Gallo, Quinto Martini, e dei ritratti e autoritratti dipinti da Adriano Cecchi, Arrigo del Rigo, Tintori, Gino Brogi e Giuseppe Moricci.

 

Sala delle vedute urbane

Alla fine del corridoio precedente si colloca questa sala, dove sono esposte tele novecentesche di Giulio Petrucci, Gino Brogi, Diego Fanciullacci e Giovanni Mazzuoli, i cui soggetti sono paesaggi urbani pratesi. Vi è anche un’opera seicentesca con il Ritorno del Figliol Prodigo, di Scuola Fiorentina (copia da Guercino).

 

Anticamera della Sala della Giunta

La stanza contiene una tela di San Pietro, copia da Francesco Furini, eseguita nel 1856 dal pittore pratese Leopoldo Cipriani, e un’opera di Alessandro Ferrarini (copia di Filippo Lippi in Duomo) con le Esequie di Santo Stefano (1880 ca.).

 

Sala degli imperatori

In questa sala si trova una nicchia affrescata nel tardo Trecento, opera di una scuola locale, dove è dipinta la Madonna con Bambino tra angeli e i Santi Giovanni Battista e Stefano. La sala è allestita con dipinti, come il Ritratto dello scultore Lorenzo Bartolini copia di Ingres (1820) e da lui stesso ritoccato, anche se eseguito dal suo notevole allievo Adolf Von Stürler. Vi è poi un altro Ritratto di Bartolini eseguito da Dario Castellini, oltre a un Ritratto del Granduca Ferdinando III di Asburgo-Lorena (di Matteo Bertini, 1791) e un altro del Granduca Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena, di Stefano Gaetano Neri, 1781. Un’altra opera è la tempera su tela proveniente dallo Spedale della Misericordia e Dolce, con una Prospettiva del Mondo (XVIII secolo).

 

Sala di Venere e Apollo

Questa sala dal Quattrocento veniva utilizzata per l’udienza di Gonfalonieri e Priori. Sul fondo dell’ambiente è posto un ovale con Venere e Apollo, copia settecentesca da Poussin, con cornice lignea riccamente decorata. In questo ambiente sono collocati alcuni paesaggi profani, due ad opera di Livio Mehus, e un ritratto di Teresa Vai da Verrazzano della metà del Settecento.

Piazza del Comune
Veduta di Piazza del Comune con palazzo Comunale e la statua al centro di Francesco Datini.
Fontana del Bacchino
Fontana del Bacchino realizzata da Ferdinando Tacca nel 1659-65. L'originale è conservata all'interno del palazzo del Comune, quella che troviamo nella piazza è una copia.
Allegoria con la Casa delle Muse (XVII sec.)
Alessandro Salucci "Allegoria con la Casa delle Muse" (XVII sec.) nella Quadreria di palazzo Comunale, sala dei Donzelli.
Palazzo del Comune (Salone del Consiglio)
Salone del Consiglio, fulcro del Palazzo del Comune. L'arredo ligneo è opera dei fratelli Ronchini (1575). I rosoni sul soffitto sono frutto di un riammodernamento seicentesco. Sullo sfondo vediamo gli affreschi attribuiti a Pietro di Miniato, raffiguranti a sinistra la "Madonna tra i due Santi Patroni" (Santo Stefano e San Giovanni Battista) e a destra l'"Allegoria della Giustizia" (1415-16). Sulle restanti pareti si trovano ritratti dei benefattori della città di Prato.
Ritratto in bronzo di Elena Berruti (1934)
Leonetto Tintori "Ritratto della moglie Elena Berruti" in bronzo, 1934. Fa parte della raccolta "I volti della storia" nel corridoio di congiunzione tra l'ala storica del palazzo Comunale e quella più moderna.

Indirizzo e contatti

Piazza del Comune
, 2
- 59100
Prato
Telefoni: 0574 1836220
OrarioLe visite al palazzo comunale devono essere prenotate telefonicamente.
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Data ultima revisione dei contenuti della pagina: mercoledì 25 maggio 2016

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